Pilastro Sociale Europeo e Terzo Settore per sostenere la fase 2

Mentre qui da noi si pensa alle torre, in Europa si edificano Pilastri. La torre evoca una postazione difensiva di chi sta in alto. Il Pilastro ci parla di carichi e pesi che devono bilanciarsi tra l’alto e il basso. 

In uno straordinario momento di confronto tra Ministero, Sindacati e Confindustria, iniziavamo come regione Molise a dialogare sul “Pilastro Sociale europeo dei diritti" che punta alla crescita sostenibile, al progresso economico e sociale, alla solidarietà, per promuovere standard sociali e di occupazione sempre più elevati.
Il panel ricorda quell’evento dal titolo L'EUROPA DEI CITTADINI. Per un futuro di inclusione, crescita ed equità SOCIALE".
In quella occasione ho avuto l’opportunità di affermare che  la grande sfida dell’Europa è l’utilizzo di risorse strutturali, nei settori dove servono e che rispondono alle esigenze dei cittadini. Queste parole risuonano ancora oggi con una straordinaria attualità. Le risorse come quelle previste dal Recovery Fund vanno utilizzate per gli investimenti di cui hanno bisogno il Paese e i territori, per rinnovare e per rilanciare i settori che hanno sofferto di più. Occorrono investimenti mirati nei settori più penalizzati come scuola, turismo, sanità, salute mentale, sociale e cultura. Credo che il successo della fase 2 risieda nella qualità del rapporto che sapremo sviluppare tra Terzo settore e pubblico.  Proprio in occasione di quell’evento, sostenni che era fondamentale una rivoluzione copernicana del Terzo Settore. Oggi lo credo più di ieri. Purtroppo i recenti provvedimenti nazionali non hanno previsto l’estensione delle misure di sostegno destinate per le imprese anche al mondo del no-profit, associazionismo e volontariato che rappresentano nel nostro territorio vere e proprie infrastrutture sociali, che sorreggono importanti processi di inclusione sociale.
Ritengo sia fondamentale iniziare a interloquire con loro, fare una ricognizione e mappatura delle loro attività, ascoltare le loro proposte per il futuro; avviare una riflessione plurale e partecipata nella prospettiva di rilanciare la Regione, supportando i bisogni e le aspirazioni dei cittadini, affinché nessuno sia lasciato indietro. Ora la nostra preoccupazione principale deve essere preparare un piano regionale affinché le risorse messe a disposizione non siano bloccate da procedure sfibranti, da burocrazie improduttive, e soprattutto non si frammentino in iniziative irrilevanti e amicali.
Bisogna scendere dalla torre, abbandonare posizione in difesa e incontrare il territorio, sostenere insieme a loro l’equilibrio dell’uguaglianza sociale.
Questa volta non possiamo sbagliare, non avremo una seconda possibilità.


Stampa