Europa

L’Europa è una occasione straordinaria. Se proviamo a pensare solo un attimo alla storia e al cammino che hanno fatto le Nazioni per arrivare a condividere questo progetto di unità, dovremmo sentirci fieri di far parte di una comunità libera e allo stesso tempo ambiziosa. Ma stiamo osservando piccoli passi indietro nella storia. L’incertezza di alcuni governi nel difendere il progetto comunitario, il sentirsi europeisti con riserva o pensare che l’Unione rappresenti il male minore, ha probabilmente gettato nei cittadini europei un senso di smarrimento, di abbandono, le cui risposte, fondate unicamente su rabbia e paura, richiamano alla memoria il periodo tra le due guerre: isolazionismo, protezionismo, nazionalismo. La Brexit ci parla di questo.  

L’Unione europea non ha la pretesa di sostituirsi ai governi nazionali; la sovranità nazionale è una questione fondamentale e va garantita. Ma per le questioni di portata continentale, l’unico modo per garantire e salvaguardare la sovranità nazionale, ovvero far sentire la propria voce, è unire gli sforzi e gli intenti.  Sono convinto che, in un epoca digitale e liquida, le sfide più complesse da gestire, come le questioni in materia di sicurezza, di immigrazione e difesa, saranno di natura globale. Agire sono a livello nazionale, pertanto, non sarà sufficiente.  Il negoziato sul cambiamento climatico di Parigi deve essere un modello di agire comune.

L’architettura dell’integrazione europea è solida, i suoi valori fondamentali continuano a restarne la base, ma bisogna dirigere questo processo verso una risposta più adeguata e più mirata ai cittadini, alle loro domande, ai loro bisogni, alle loro preoccupazioni. Abbiamo splendidi esempi di questo. Quando l’UE mette in atto progetti che abbracciano le aspettative e i bisogni dei cittadini, la partecipazione è rapida ed entusiasta: pensiamo ai tanti giovani che hanno preso parte al programma Erasmus o agli Stages nelle Istituzioni europee.

Occorrono risorse strutturali che siano utilizzate davvero dove servono e che rispondano alle esigenze dei cittadini. Per poter raggiungere questo obiettivo la politica di coesione deve perseguire uno sviluppo sostenibile a livello territoriale e locale; ogni territorio dovrebbe disegnare e progettare approcci specifici al proprio sviluppo, anche attraverso iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo. Questo approccio può essere sostenuto sfruttando ad esempio i programmi europei orizzontali.

L’integrazione europea ha garantito ai propri cittadini anni di sicurezza fisica, facendoli vivere il periodo più lungo di pace della storia del continente, ma anche di sicurezza economica. Allo stesso tempo il processo di integrazione ha consentito il diffondersi e l’instaurarsi dei valori di una società aperta, dimostrando che sicurezza e libertà possono convivere. Nonostante gli scetticismi e diffidenze, il mercato unico non è soltanto un progetto diretto ad accrescere l’efficienza dei mercati, è soprattutto l’espressione di una scelta, quella di una società libera e aperta. Una scelta dei cittadini europei.
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